La ricerca artistica di Tomasinelli interessa la fotografia/immagine, e il linguaggio/comunicazione. Attraversando queste categorie disegna e mette in luce l’entropia che avvvolge la nostra contemporaneità.
Nella teoria dell’informazione – l’entropia viene anche utilizzata come misura del disordine di un sistema, nel senso che uno stato ordinato (semplice) e’ maggiormente comprensibile (e quindi comunicabile) che uno stato disordinato. La molteplicità dei segni e delle informazioni genera molto spesso un rumore di fondo tale da annullare il significato.
Il museo luogo per eccellenza di accrescimento della conoscenza e di appagamento del piacere del “bello”, necessità di silenzio e riflessione, invece molto spesso si trasforma in una sorta di disneyworld, luogo di intrattenimento imposto e organizzato per ogni categoria di visitatori. Le informazioni date per testo e, oggi via audio, impongono non solo il percorso, ma anche la lettura dei codici artistici. Tutto è spiegato, nulla lasciato alla libera interpretazione del visitatore che viene sovraesposto a una quantità di informazioni tali da ridurre ai minime termini l’esperienza emozionale e intelletuale.
La scrittura totalmente gestuale di Tomasinelli parte da un significato per trasformarsi in segno puro, in gesto artistico illuminante del rapporto direttamente proporzionale tra quantità di parole e riduzione di senso.
La finta comunicazione invade lo  spazio dell’immagine “silenziosa” e perfettamente composta, creando un rapporto schizofrenico tra immagine/parola/significato restituendo un’ intrigante interpretazione del “rumore” che ciriconda in nostro mondo e avvolge le nostre relazioni interpersonali.
L’andamento della scrittura: l’alternanza tra il movimento delle parole e la sottolienatura che unisce non a caso le linee, traccia una sorta di elettrocardiogramma, provocando un’emozione quasi fisica tra volontà di lettura e incapacità di comprensione.
La stessa schizofrenia la ritroviamo nella serie “Molteplici unici”: in cui le informazioni testuali delle pagine di una desueta guida telefonica lottano con l’identità del ritratto, che fortunatamente sopravvive nei frammenti d’mmagine che restituiscono l’unicità delle nostre personalità.
Infine la pura esercitazione di stile dei collage utilizza sapientemente la “con-fusione” iconografica per distruggerne la sacralità.
Così la ricerca artistica di Tomasinelli fa a pezzi, smonta riflette e fa riflettere attorno a un nuovo o perduto (?) valore del linguaggio artistico, delle parole, delle immagini e del loro potere comunicativo.
In altre parole la sua ricerca ci pone di fronte alla catogoria del “Sense Out”.

Daniela Trunfio
(non so come qualificarmi)